Masnada, la birra con la Romagna nel cuore

Se fare riferimento alla Romagna quando si parla di buona birra artigianale non è da considerare un azzardo, lo si deve a persone come Edoardo e Lorenzo Gobbi, fondatori di Masnada. È il nome del marchio fondato dai due giovani fratelli di Savignano sul Rubicone (FC), comune che sorge sulle sponde dello storico fiume, in una vallata sospesa tra cielo e mare, coi colli dell’entroterra romagnolo da un lato e la riviera adriatica dall’altro. Da qui parte l’avventura di Masnada, una giovane realtà che non solo firma birra di rara qualità, ma lo fa in sinergia con altri produttori locali, valorizzando lo straordinario patrimonio agricolo e artigianale di una terra tanto ricca quanto generosa. Proprio da Edoardo e Lorenzo, i due fratelli fondatori, ci siamo fatti raccontare tutto quello che ispira il mondo di Masnada, la birra con la Romagna nel cuore. Pronti a scoprirlo insieme?

Un progetto giovane, ma dalle salde radici

Il progetto Masnada vede ufficialmente la luce nel 2017, ma le sue radici affondano in una tradizione di famiglia che riporta agli albori del secolo scorso, quando Giuseppe Gobbi diede vita a un’azienda agricola nel comune di Gatteo a Mare. Suo figlio Arturo ne ereditò la passione e la trasmise, insieme al sapere contadino, ai nipoti Edoardo e Lorenzo. «Nostro nonno Arturo Gobbi è stato una figura fondamentale nell’apprendere in cosa consiste la vita di campagna» – racconta Edoardo. «Ha sempre lavorato la terra a mano, anche da vecchio, con falce e zappa. Ha conosciuto da vicino il dramma della guerra, attraversando momenti difficili, che ha però saputo affrontare e superare con coraggio. Il tutto senza mai trascurare, ma traendo anzi forza dalla sua campagna. A lui dobbiamo moltissimo e possiamo dire che il nostro progetto è una dedica alla sua memoria e alla sua passione contadina».

Luppolo, un tesoro ritrovato

Proprio questa passione contadina ha portato Edoardo e Lorenzo a entrare in contatto con alcune piccole realtà agricole che costellano l’universo rurale della Romagna. Come la Poli Hops di San Martino dei Mulini, minuscola frazione di Santarcangelo (RN), dedita alla produzione di luppolo. Spesso siamo portati ad associare il luppolo ad altre latitudini, ma la Romagna vanta una tradizione storica in relazione a questa coltura, che è stata qui introdotta agli inizi dell’Ottocento. L’azienda agricola di Fabio Poli ha il merito di aver ridato vita a quest’antica pratica, dedicandosi alla coltivazione biologica di luppoli nostrani e di varietà sperimentali. «Fabio è il custode del profumo delle nostre birre» – spiega Lorenzo. «Un vero e proprio guru del luppolo, grazie a cui quest’eccellenza romagnola riceve oggi l’attenzione e il rispetto che merita». È da questa collaborazione che nasce la “Doppio Luppolo”, una APA leggera (5% di volume alcolico) e beverina, con sentori fruttati a far da contraltare alla nota erbacea sprigionata dal luppolo in fiore.re alla nota erbacea sprigionata dal luppolo in fiore.

A ogni birra il suo significato

Allo stesso modo in cui la APA doppio luppolo rende onore al coltivatore della materia prima, la Blanche al Farro nasce dal sodalizio col Molino Pransani di Sogliano al Rubicone (FC). Visitare questa realtà che produce farine macinate a pietra da grani antichi selezionati e coltivati localmente ha suggerito ai ragazzi di Masnada l’idea di una birra col 30% di farina da farro monococco primitivo biologico. Il risultato è una schiuma compatta e persistente, che sormonta il giallo opalescente tipico di questo stile ispirato alle blanche del Belgio. Al palato si presenta amabile e sferzante al contempo, con un ricco bouquet aromatico dagli accenni floreali e fruttati e un finale gradevole, che invita al sorso successivo. La Rossa è, invece, il trionfo del malto, realizzato a partire da una delle rare realtà italiane che coltiva orzo in proprio: l’Agriturismo Vallescura, situato in Val Luretta, accanto all’omonimo torrente che solca i colli piacentini. Questa birra rappresenta, a mio avviso, il vero capolavoro di Masnada: colore amaranto intenso e un cappello di schiuma pannoso fanno da preludio a un impatto morbido e avvolgente. Il gusto è carezzevole, grazie alla bassa carbonazione e a sentori di cereali tostati e caramello, senza mai risultare stucchevole.

A completare la produzione di Masnada ci sono poi la Chiara, una golden ale pulita ed equilibrata, in cui l’aggiunta dell’avena va a bilanciare perfettamente l’amaro del luppolo e la Senatrice. Quest’ultima è unica nel suo genere. Non solo per la bassissima gradazione alcolica (2,2%), che la rende al limite del considerarla propriamente una birra, ma anche e soprattutto perché prodotta a partire da un’altra micro-realtà locale. Stiamo parlando dell’Azienda Agricola Mauro Guerra di Pennabilli (FC). Qui, nei campi che intervallano i colli del cesenate, il suo fondatore ha dato vita a un progetto di recupero di alcune varietà di grani antichi. Ad oggi sono otto le specie coltivate, tra cui spicca la Senatore Cappelli, una varietà di grano duro dalle straordinarie proprietà organolettiche, che Edoardo e Lorenzo hanno scelto di impiegare per produrre una vera e propria rarità. Di primo impatto un purista della birra potrebbe storcere il naso, ma vale la pena di mettere da parte qualsiasi diffidenza iniziale e lasciarsi sorprendere dal modo in cui la Senatrice di Masnada sa parlare al palato: fresca e vivace, rivela note erbacee e agrumate e un finale in cui prevale il retrogusto amaricante del luppolo.

Il piacere di dare valore al territorio

Valorizzare il territorio è la vera e propria missione di Edoardo e Lorenzo. E va aldilà la produzione di birra. In occasione delle varie fiere ed eventi cui partecipano, infatti, oltre a farti sentire il profumo e la consistenza dei luppoli in fiore, con cui sono soliti ornare il loro stand, propongono dei taglieri con un assaggio di prodotti a filiera corta: salumi, formaggi e stuzzicherie di aziende agricole locali da abbinare alle loro birre per un’esperienza gustativa completa di ciò che la buona tradizione romagnola ha da offrire. «Continueremo sempre più a unire birra e gastronomia» – rivela Edoardo. «Tra i programmi futuri abbiamo l’apertura di un’azienda agricola a Savignano sul Rubicone, in cui coltivare prodotti per le nostre ricette e per le nostre birre». Un altro bel progetto coinvolge, invece, Geo Casadei, artigiano di Montefiore Conca, antico borgo dei colli riminesi, dominato dalla suggestiva rocca Malatestiana. Nel suo piccolo laboratorio lavora la terracotta con la passione e la cura di una volta, dando forma a vasi, piatti, testi, sulla falsariga della mitica teglia di Montetiffi, su cui tradizionalmente si cuoce la piadina romagnola. E prossimamente anche boccali con manico prodotti in esclusiva per Masnada. «Quando abbiamo conosciuto Geo e visitato il suo laboratorio, ne siamo rimasti subito folgorati» – confida Lorenzo. «Vedere la maestria con cui le sue mani si muovono e modellano piccoli capolavori di artigianato è qualcosa che conquista. Da lì è nata l’idea di stringere una collaborazione che permettesse di far conoscere la sua arte e al tempo stesso di impreziosire ciò che facciamo noi». Un valore aggiunto, che innalza il rituale di godersi una buona birra arricchendolo con la suggestione di avere tra le mani un oggetto che porta con sé il fascino e il sapore unico delle cose fatte con accurata lentezza. Quella lentezza intesa come rispetto dei tempi, principio saldo e irrinunciabile per le realtà artigianali. Come quella di Geo Casadei appunto. E come quella che ispira Edoardo e Lorenzo. Non a caso, tra i loro obbiettivi per il futuro non c’è quello di aumentare i volumi di produzione, ma di continuare piuttosto a garantire quella qualità che fa di Masnada la birra con la Romagna nel cuore.

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