Pratorosso: la buona birra alle porte di Milano

birre pratorossoNelle campagne di Settala, comune nella provincia est di Milano, c’è una realtà agricola che da qualche anno ha saputo distinguersi per la produzione di birra artigianale a partire dal proprio orzo: si tratta del Birrificio Pratorosso. Attivo dal 2010, con sede a Cascina Gaita, dal nome di un antico strumento a fiato celtico, nel giro di pochi anni ha saputo conquistare un sempre maggior numero di appassionati di buona birra, grazie al proprio spaccio aziendale, ma anche attraverso la partecipazione a fiere ed eventi. Andiamo a scoprire meglio questa piccola realtà artigianale, che dimostra come la campagna milanese sappia nascondere tesori inaspettati: la birra Pratorosso è uno di questi!  

Una storia dal sapore contadino

L’avventura del birrificio è piuttosto recente, la storia che c’è dietro parte invece da molto più lontano. Le prime tracce documentate di Cascina Gaita, risalgono infatti a una pergamena del 1496, dov’è citata insieme al “Campo Rosso” che la circonda. Da quest’ultimo, che nel dialetto locale si pronuncia “pràa russ” deriva il nome del birrificio: Pratorosso, appunto. Lo sviluppo dell’attività agricola intorno alla cascina s’è fatto però sempre più intenso a partire dal 1846, con la diffusione delle marcite, che ha poi lasciato spazio alle coltivazioni di orzo. Qui c’è stata la svolta più significativa: cascina Gaita si è dedicata a questa coltura e, in particolare, alla varietà di orzo distico detto Scarlett, che rappresenta oggi la materia prima base delle birre a marchio Pratorosso.

Pazienza e rispetto dei tempi: come nasce una buona birra artigianale

La conversione in birrificio avviene però nel 2010, con la produzione della prima cotta. A dieci anni di distanza, a lavorare nel birrificio sono in tre e il metodo è rimasto quello degli inizi, ovvero malto ottenuto dall’orzo autoprodotto e lavorazione artigianale. Questo si traduce in una birra cruda, dai lunghi processi di fermentazione e con una fase finale di rifermentazione in bottiglia. “Ci vogliono dai 70 agli 80 giorni perché dalla cotta di partenza si arrivi al prodotto finale” – spiega Stefano, uno dei tre birrai di Pratorosso. “Ma è un tempo d’attesa fondamentale, se si vogliono esaltare l’aroma e il bouquet di sapori e profumi che caratterizzano una buona birra”. E l’attesa è ben ripagata, come possiamo testimoniare direttamente.

Le quattro grandi classiche di Pratorosso

La produzione del Birrificio Pratorosso si articola in quattro classiche: la Chiara, la Bionda, la Rossa e la Ambrata. Nomi semplici per birre che arrivano dirette, senza fronzoli. A partire dalla Chiara, che col suo 4,5% di volume alcolico e l’aroma delicato, in perfetta armonia tra sentori amabili – fruttati soprattutto – e note erbacee, risulta appagante e facile da bere. La Bianca (5% la gradazione alcolica) si caratterizza, invece, per il suo colore giallo opalescente, sormontato da un cappello di schiuma compatta, che rende morbido l’approccio al primo sorso. Al palato rivela la sua natura leggermente più pastosa della Chiara, in uno stile che si rifà a quello delle Weiss e che si completa con le sfumature speziate derivanti dall’uso di scorza d’arancia. Salendo un po’ con la gradazione alcolica (6,6%), si passa quindi alla Ambrata: color oro e un cappello di schiuma fine e compatto, è un tripudio di sentori maltati. L’utilizzo di malti derivanti da tre diverse varietà d’orzo si traduce in profumi aranciati e rilascia poi in bocca note tostate di frutta secca esaltate dalla bassa carbonazione. Simile alla sorella Ambrata, la Rossa è prodotta con una miscela di quattro varietà di malti d’orzo, che le dona un aspetto dalla tonalità ramata e con un discreto e persistente strato di schiuma. Qui la gradazione alcolica sale ulteriormente (8,2%) e allo stesso modo aumenta la ricchezza aromatica, con note caramellate cui fa da contraltare un retrogusto dai richiami luppolati. In bocca è generosa, pastosa, appagante nella sua complessità.

Le speciali

Alle quattro classiche si aggiungono, inoltre, alcune birre speciali, come la Rossa Riserva, di gradazione alcolica sostenuta (10%), realizzata sempre a partire da quattro malti d’orzo, e la Scura: col suo 9,8% di volume alcolico, la schiuma densa e compatta e i sentori da torrefazione, che portano dapprima al naso e poi in bocca note di caffè, liquirizia e cioccolato, risulta un’ottima birra da meditazione. A queste si aggiungono, infine, le birre prodotte solo in certi periodi dell’anno, in occasione di qualche ricorrenza speciale o per sfruttare una materia prima di stagione. È il caso, ad esempio, della Cinder Ale, una 6% di volume alcolico, a base di zucca. Dal colore giallo carico, tendente all’ambrato, rivela in bocca un generoso sentore di malto tostato, esaltato sul finale dalla carezza dolce della zucca, che diventa quindi piacevolmente protagonista.

Pratorosso: un mondo da scoprire

Oltre a contare su uno spaccio aziendale e su un canale e-shop per la vendita a distanza, il Birrificio Pratorosso apre le porte al pubblico ogni sabato, con visite al laboratorio e tappa conclusiva nella cosiddetta tap-room. Qui viene offerta una degustazione delle birre prodotte, accompagnate da un assaggio di salumi e formaggi locali. Un’occasione interessante per andare a toccare con mano tutto ciò che sta dietro la produzione di una birra artigianale e per imparare ad apprezzarne ancora di più la qualità. Quella che da sempre è l’aspetto centrale della filosofia del Birrificio Pratorosso, un vero e proprio tesoro custodito dalla campagna milanese.

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