Zio Pesce porta il mare a Milano

Se da anni è stata ormai sfatata la convinzione che mangiare del pesce fresco e di qualità sia esclusiva appannaggio delle località di mare, il merito va anche a locali come “Zio Pesce”. Presente con due sedi a Milano, una in via Maffei (strada interna parallela a viale Monte Nero), l’altra in via Cicco Simonetta (zona Navigli), si tratta di un ristorante dallo stile informale, dove, come il nome stesso suggerisce, le specialità di mare sono protagoniste.

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Il locale

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Quando si accede al locale di via Maffei, quello che ho avuto il piacere di visitare, sembra davvero di entrare in una pescheria. Appena varcata la soglia, infatti, ci si imbatte in un bancone, oltre la cui vetrinetta sono esposte varie specie di pesce fresco, molluschi e crostacei, con accanto una targhetta per identificarli. Se riconoscere un’orata o una mazzancolla è alla portata di tutti, più difficile sarebbe capire di cosa si parla quando leggi, ad esempio, “mandorla di mare”. Per la cronaca, ho appreso che si tratta di un mollusco, simile alla vongola, dal guscio spesso e con la superficie striata di sfumature che vanno dal rossastro a marrone scuro. La vetrinetta, allestita con grande cura all’ingresso del locale, assolve dunque il doppio compito di aiutare a capire quello che si ritrova poi proposto nel menu e di garantire, al contempo, la freschezza del prodotto. Come dire: quello che cuciniamo qui è esattamente ciò che puoi vedere e valutare coi tuoi occhi.

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Superato il primo… scoglio (impossibile resistere alla tentazione dello scontato gioco di parole), si viene accolti dal personale, costituito prevalentemente da ragazzi e ragazze solerti e cordiali, forse fin troppo formali nel rispettare la consegna della massima attenzione al cliente. La parte interna del locale è costituita da due salette contigue, entrambe affacciate sulla strada esterna attraverso ampie vetrate, arredate con tanti elementi che richiamano il mare. Alle pareti si trovano, infatti, simpatiche suppellettili a forma di pesce, intrecci di corde da marinaio e tessuti che si rifanno alle vele delle navi, oltre a lavagnette su cui sono raffigurate e descritte alcune specie marittime e il loro impiego in cucina. La stessa curata semplicità si ritrova anche nel modo in cui sono apparecchiati i tavoli. L’unica pecca è che risultano fin troppo ravvicinati, nell’intento di sfruttare al meglio gli spazi. Nelle ore di punta il locale si riempie facilmente e, nonostante la piacevole atmosfera donata dalle luci soffuse, diventa un po’ troppo chiassoso, specie in presenza di comitive numerose. A questo proposito, vale la pena sottolineare che prenotare qui è sempre consigliabile. Anche se si è in due.

Zio pesce bancone

Una proposta varia e interessante

Una volta fatti accomodare al tavolo, viene servita un’entratina di benvenuto, che consiste di solito in uno stuzzichino, come ad esempio una bruschetta con fettina di salmone marinato alle erbe aromatiche, accompagnato da un calice di prosecco. Una piccola cortesia per ben disporre il cliente alla scelta.

Zio pesce entratina

Il menu appare di primo impatto equilibrato: una carta non chilometrica, con troppe proposte in cui si rischia di perdersi, ma sufficienti a garantire una buona varietà di scelta. Soprattutto tra gli antipasti e i secondi piatti, molti dei quali sono, in realtà, piatti unici, già comprensivi di contorno d’accompagnamento. La lista dei primi piatti si limita, invece, a non più di quattro/cinque proposte. Ci sono inoltre dei menu degustazione a prezzo fisso, i cosiddetti “plateau”, che prevedono assaggi di varie specialità e un’intera sezione dedicata ai crudi, dalle ostriche alle tartare, per i quali è garantito l’abbattimento termico, come impone il Regolamento CE 853/2004 in fatto di igiene sugli alimenti d’origine animale.

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Punto di forza del menu di Zio Pesce è il non essere mai uguale a sé stesso, ma di seguire la stagionalità dei prodotti. Così come per frutta e verdura, infatti, anche riguardo il pescato ci sono specie disponibili solo in certi periodi dell’anno. Variare e aggiornare spesso la carta è perciò un altro aspetto che ispira fiducia in fatto di qualità e freschezza della materia prima.

Il sapore del mare in bocca

Qualità che si riscontra alla prova dell’assaggio. A partire dagli antipasti, dove spiccano le capesante, che ho avuto modo di provare sia nella più classica versione con gratinatura, sia nella più inusuale veste alla piastra con porri al burro. Quest’ultima mi ha colpito, in particolare, per la delicatezza del porro, che riesce a dare una spinta di gusto senza sovrastare la capasanta, ma esaltandone il sentore dato dalla cottura in piastra. Gustose anche le alici marinate al pepe rosa e accompagnate, a seconda della disponibilità, da caprino o robiola fresca. La salinità delle alici viene attenuata dalla carezza lattiginosa della robiola e si completa con la nota aromatica apportata dal pepe rosa. Un altro grande classico che non tradisce, poi, è l’impepata di cozze. Se avete la voglia e la pazienza di districarvi tra gusci coriacei, verrete ripagati da quel sapore inconfondibile, che ti porta il sapore del mare in bocca.

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Varia anche la proposta di secondi piatti, che, come detto, sono piuttosto dei piatti unici. Il trancio di rombo alla brace con ravanelli e sedano rapa fritto ne è un esempio. Un piatto ricco, capace di soddisfare a pieno e di giustificare il prezzo, che di primo impatto può sembrare sopra la media. Allo stesso modo del filetto di branzino, con le sue carni tenere rispettate da una cottura esemplare e sostenute da un mix di verdure saltate in padella. Non ho avuto personalmente modo di provare un altro grande classico come il fritto misto, mentre ho trovato eccellente il trancio di tonno scottato con semi di sesamo. Già al taglio promette bene, con la superficie esterna ben cotta, che però cede con facilità disarmante all’azione del coltello e rivela un cuore leggermente rosato al centro. Cotto il giusto anche per chi, come me, non ama le crudità e col valore aggiunto di quella crosticina di sesamo ad apportare una piacevole croccantezza. Il tocco esotico della salsa di soia, infine, completa il tutto alla grande.

Zio pesce tonno sesamo e soia

La specialità che fa la differenza

La vera specialità della casa, quella che mi ha conquistato sopra ogni altra, è però il polipo. L’ho provato sia nella versione alla brace (uno dei grandi classici sempre presenti nel menu), sia in quella spadellata. Nel primo caso, il polipo viene servito coi suoi generosi tentacoli interi sopra un letto di patate al forno e con una salsina alle erbe a parte. Qui ho apprezzato tantissimo la cottura perfetta. Può sembrare banale, ma non lo è affatto. Chi ha provato a cimentarsi nel cucinare il polipo sa bene di cosa parlo: se cotto poco, è praticamente immangiabile; se cotto troppo tende a diventare gommoso e di difficile masticazione. In questo caso, invece, c’è quella crosticina esterna data dall’azione della brace, che al primo morso offre una leggera resistenza, cedendo presto il passo alla polpa interna, di una tenerezza sorprendente. La stessa consistenza si ritrova anche nel polipo spadellato, che si presenta tagliato a bocconcini, aromatizzato con rosmarino e accompagnato da peperoni, capperi e olive. Un matrimonio di sapori azzeccato, con elementi di carattere come i peperoni e i capperi, che non si contrastano, ma anzi si completano, finendo con l’esaltare ancora di più il protagonista del piatto, che resta il polipo. Anche in questo caso il contorno di accompagnamento sono le patate, di cui ho apprezzato la versione tagliata a cubi irregolari e soprattutto con la buccia esterna, che offre un primo strato dalla consistenza più al dente e dal sentore arrostito. Nonostante si perdano un po’ accanto a sapori così forti (forse osare di più col rosmarino aiuterebbe), sono un onesto accompagnamento a quello che resta, a mio avviso, il protagonista della proposta di Zio Pesce.

Zio pesce polpo alla brace

Dulcis in fundo

 

Quella che ha già tutte le premesse per essere considerata un’ottima cena, può elevarsi al livello di esperienza da ricordare, se conclusa con un dolce capace di lasciare il segno. Da Zio Pesce la carta dei dessert è intrigante, con alcune stravaganze, come il cannolo siciliano destrutturato, accanto ad altri classici, cui si aggiunge spesso una proposta del giorno, prontamente illustrata dai camerieri. Io ho avuto il piacere di assaporare una valida crema catalana, dolce che può sembrare semplice, ma che fatico a trovare ben realizzato. La versione di Zio Pesce mi ha soddisfatto: la crosticina caramellata in superficie si rompe senza risultare troppo dura o spessa e la crema ha una consistenza avvolgente, anche se poco vanigliata. Il vero colpo al cuore è arrivato però col tiramisù in tazza. Proposto sia nella versione mini (tazzina da caffè), sia in quella standard (tazza da cappuccino), ha un impatto scenico d’effetto. Quando viene servita questa tazza da cui emerge la crema al mascarpone con una lieve spolverata di cacao, sembra davvero un cappuccino. Artificio che però non basta a conquistare il palato di un goloso esigente amante del tiramisù. E invece, succede che questa versione di tiramisù, oltre che bella e originale nella sua presentazione, è anche clamorosamente buona! La scioglievolezza cremosa del mascarpone, “alleggerita” – credo – con un po’ di panna, introduce allo strato di biscotto bagnato dal caffè ancora caldo. Questo è un vero colpo di genio, che fa la differenza. Servirlo col caffè appena fatto alla base offre un contrasto con la freschezza del mascarpone, che in bocca celebra quella sinfonia di dolcezza capace – adesso sì – di conquistare. Davvero una versione unica nel suo genere e appagante come poche.

A conti fatti…

Riguardo il beveraggio, c’è una discreta scelta per gli amanti del vino. Più ristretto il campo per chi predilige la birra, anche se è apprezzabile la proposta delle birre artigianali del marchio piacentino Ex Fabrica. Prezzi in questo caso leggermente sopra la media, specie per caffè (2 euro) e coperto (2,50 euro/persona), anche se compensati in parte dall’immancabile offerta di un digestivo a scelta.

Per il resto qui ho trovato del pesce di qualità, ben cucinato, con una proposta varia e capace di soddisfare tanti gusti diversi. Le porzioni sono oneste, appaganti, con un rapporto qualità/prezzo che definirei buono per la media di Milano città. Se poi ci si aggiunge la qualità dei dolci (quasi tutti di produzione propria e dal prezzo onestissimo), direi che l’esperienza Zio Pesce è da provare.

Lasciatevi suggestionare da sapori e atmosfere capaci di sospendere il tempo e portarvi un po’ al mare. Al punto che, una volta usciti, farà un po’ strano ritrovarsi a Milano.

 

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