The Meat & Wine Co. Experience: carni dell’altro mondo (Australia)

Pronti a volare dall’altra parte del mondo? Oggi voglio portarvi in Australia, terra affascinante e sconfinata, che, pur non avendo una vera e propria cucina tradizionale, sa offrire piacevoli esperienze gustative. Com’è capitato a me nello scoprire “The Meat & Wine Co”.

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Oltre la classica concezione di steakhouse

Il nome stesso del locale sintetizza bene l’idea di base: fondere in un unico ambiente la proposta tipica di una steakhouse e lo stile di un ambiente che si presti a essere anche ristorante d’atmosfera. Cosa che ho ritrovato in entrambi i locali di quest’insegna dove ho avuto modo di cenare. The Meat & Wine Co è, infatti, un progetto che conta in tutto sette sedi, distribuite tra Sydney, Melbourne e Perth. Il mio primo approccio è stato a Melbourne, in zona Southbank, nella piacevole cornice del lungo fiume, particolarmente vivo durante le serate estive. Il locale qui è distribuito su tre piani, con la sala al piano terra dove si può ammirare la cucina a vista, tra le sue griglie sempre roventi e il lavoro frenetico degli addetti alla cottura. Il locale nei pressi di Circular Quay, a Sydney, è invece ricavato all’interno dell’hotel InterContinental e risulta piuttosto labirintico, nel suo distribuirsi tra sale ampie e chiassose e salette con tavoli più appartati. I tratti comuni che ho ritrovato in entrambi è la luce soffusa, il servizio abbastanza veloce e attento, un po’ troppo formale per i miei gusti (provo sempre un certo imbarazzo quando il cameriere mi riempie il bicchiere), ma soprattutto la qualità.

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La proposta

Il menu alla carta è lo stesso per tutte le sedi, consultabile anche dal sito e completo di prezzi (in dollari australiani, chiaramente), nell’ottica di voler offrire ovunque lo stesso standard, e non soltanto a livello qualitativo. Va da sé che la carne la fa da protagonista, con varietà, tagli e metodi di preparazione tra cui c’è solo l’imbarazzo della scelta. Interessante, in questo senso, la descrizione dei vari livelli di cottura: si va dal “blue” (giusto una scottata lieve, per gli amanti dello stile “grondante sangue”), al “well done” (il più rassicurante, anche se oggi tanto disprezzato, “ben cotto”), passando attraverso altre quattro opzioni intermedie. Accanto a ogni proposta di carne è suggerita una cottura, ognuno poi ha facoltà di chiedere quella che più l’aggrada. Oltre la carne, c’è una discreta scelta di alternative: piatti unici, insalate miste soprattutto, e qualche proposta di pesce. Lo stesso vale per gli antipasti, che sono vari e in alcuni casi invitanti, ma scarseggiano come quantità e non rappresentano una buona scelta come rapporto qualità/prezzo.

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Monte Beef: una carne esclusiva

C’è un sovrano nel regno The Meat & Wine e si chiama Monte Beef. Si tratta di una razza di manzo autoctona, proveniente solo da allevamenti selezionati. Il marchio “Monte” è stato creato in esclusiva per i locali del gruppo The Meat & Wine proprio allo scopo di garantire un livello di qualità unico, che segni la differenza con le altre steakhouse. Com’è usuale in molti locali australiani, troverete anche l’opzione di scelta tra “grain-fed” e “grass-fed”. La differenza sta nel modo in cui l’animale è stato nutrito negli ultimi 120 giorni di allevamento. Se in genere, in Australia, i bovini trascorrono gran parte della loro vita liberi e nutrendosi prevalentemente di erba da pascolo, nell’ultima fase la loro alimentazione viene spesso integrata con mangimi a base soprattutto di cereali. Dei tagli di manzo contrassegnati come “grass-fed” si garantisce, invece, che siano stati alimentati esclusivamente a base di erba negli ultimi 120 giorni. Questo dovrebbe incidere non solo sul gusto, ma anche sui valori nutrizionali della carne. L’alimentazione a base d’erba fa della carne grass-fed una qualità meno calorica e più ricca degli ormai celebri grassi insaturi omega-3 e di altre componenti vitaminiche.

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Potete fare la scelta che più vi aggrada in tutta serenità comunque. Lo standard qualitativo del Monte Beef è talmente elevato che resterete appagati dall’esperienza. La carne è davvero succulenta, cotta con una cura che si percepisce già quando ti viene servito il piatto. La vera soddisfazione poi è trovarne conferma all’atto del taglio e soprattutto dell’assaggio: crosticina leggermente abbrustolita (mai bruciacchiata) in superficie e consistenza tenera all’interno. Cuocere un pezzo di carne sulla griglia può sembrare cosa che non richiede particolare abilità. Eppure da The Meat & Wine hai l’impressione che ci sia un tocco in più, qualcosa che distingue davvero il manzo assaporato qui da quello di altre steakhouse. L’impressione personale è che, oltre la qualità della materia prima, ci sia un’attenzione particolare nel trattarla.

La specialità da ricordare: gli “skewered”

Detto del manzo, un altro capitolo a sé lo meritano gli “skewered”, ovvero gli spiedi. Occupano una piccola sezione del menu, con quattro opzioni: pollo, salmone, manzo e gamberi e canguro. Per ognuna di queste è prevista una marinatura diversa, mentre l’accompagnamento è a scelta tra patate fritte e insalata. Quello che arriva è piuttosto scenico: lo spiedo è infatti pendente da un gancio allacciato a una struttura d’acciaio, tonda alla base, all’interno della quale viene servito il piatto col contorno scelto. In pratica vi trovate questo spiedo sospeso verticalmente sul piatto, con sei bocconcini grondanti dei succhi di cottura. Una presentazione d’impatto per un’esperienza memorabile. Io ho avuto modo di provare sia lo skewered di canguro, sia quello di salmone.

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La carne di canguro è davvero particolare, ha quel sentore selvatico che le dà un retrogusto in più. Ricorda per certi versi il capriolo, tanto per rendere l’idea. Ad ogni modo, l’ho trovata unica: sapientemente insaporita e cotta con maestria. È un tipo di carne per cui viene in genere raccomandata una cottura al sangue. Non amandola, io mi sono azzardato a chiedere – a mio rischio e pericolo, come sottolineato dalla cameriera all’atto della comanda – la cottura media. Risultato: bocconcini teneri e appaganti sino all’ultimo. Magari avrò dovuto faticare di più a livello di masticazione, ma niente di questo ha offuscato il piacere dell’esperienza. La vera rivelazione però è stata il salmone. Può far storcere il naso, lasciando pensare a qualcosa che non è tipico e che non vale la pena provare in Australia. Pensiero che mi ha anche sfiorato nel momento di scegliere, quand’ero tentato di optare per manzo e gamberi o di ripetere l’esperienza-canguro. Pensiero che s’è rivelato solo un pregiudizio, al quale fortunatamente non ho ceduto. I bocconcini di salmone rivelano, in bocca, una scioglievolezza commovente. Non c’è quasi bisogno di masticarli. E soprattutto la marinatura, con qualche sentore di aglio e cipolla a distinguersi tra altre note più esotiche, sa conferirgli un gusto inarrivabile. Posso affermare che, ad oggi, non ho mai mangiato un salmone così ben cucinato. Se amate il genere e non siete di quelli che demonizzano aglio e cipolla, raccomando di non perdersi questo viaggio. Ho provato sia la cottura media, che la “medium-rare”. Nel caso del salmone suggerisco quest’ultima: i bocconcini esaltano l’effetto scioglievolezza, senza risultare fastidiosi al centro, anche per i non amanti delle crudità.

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Beveraggio & Co.

L’unico aspetto che qui m’è mancato rispetto a una classica steakhouse è la totale assenza di birre alla spina. Vero, il nome The Meat & Wine lascia supporre che possa esserci un’attenzione maggiore al vino. E in effetti, dalla carta dei vini sembra davvero che chi ne è appassionato possa trovare soddisfazione, con una vasta scelta di produzioni autoctone (l’Australia vanta una buona produzione vinicola) e qualcuna d’importazione (soprattutto da Francia e Italia). Essendo più amante della birra, specie in abbinamento alla carne, m’è mancato non poter accompagnare le mie cene da The Meat & Wine con della birra locale spillata fresca. Ce n’è qualcuna in bottiglia, tra cui segnalo la Furphy Refreshing Ale, prodotta nella città di Geelong utilizzando esclusivamente malti e luppoli autoctoni. Birra dalla bassa gradazione alcolica, con frizzantezza contenuta e gusto amabile, si rivela gradevole e facile da bere. Purtroppo, disponibile solo in formato da 33cl.

Un’esperienza che val la pena concedersi

In una delle varie cene qui, ho ceduto alla tentazione di provare la crème brulée, uno dei dolci che personalmente prediligo. L’ho trovata ben fatta, con la crosticina di zucchero abbrustolita al punto giusto, la consistenza cremosa e non troppo compatta (non dev’essere un budino), che la rende carezzevole al palato, e soprattutto la vaniglia, generosamente presente e capace di completarne perfettamente il gusto. Non ho apprezzato, invece, la quantità: una coppettina misera, che svanisce in poche cucchiaiate e ti fa venir da dire: “Ok, assaggio ottimo! Portatemene una adesso…”. Scherzi a parte, trovo che sui dolci non ci sia un buon rapporto qualità/prezzo, dal momento che si va dai 13 dollari australiani proprio della crème brulée in su.

Questo non sposta comunque la mia conclusione: mangiare da The Meat & Wine Co è un’esperienza che vale la pena di concedersi, se avrete il piacere e la fortuna di trovarvi a queste latitudini.

 

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