Beerstrot La Coldana (Lodi)

Non chiedetemi  per quale motivo io sia finita a una serata di degustazione di gin. Non sono per niente fan di questo distillato, che sta però vivendo un momento di nuovo splendore. D’altro canto, sono curiosa e mi piace fare esperienze nuove: probabilmente ecco qui la risposta. Aggiungiamo che il tema della serata era quello di abbinare quattro gin a quattro piatti  e che il tutto sarebbe avvenuto in una cornice meravigliosa…bè, non avrei potuto dire di no! La location di cui sto parlando è il Ristorante La Coldana, ai bordi della città di Lodi, ristrutturato in tempi non tanto lontani e adibito a ristorante e locale. Più nello specifico la serata è stata organizzata nel Beerstrot, la proposta più casual della struttura, dove di norma si possono ordinare piatti di street food rivisitato in chiave lodigiana accompagnati da un’offerta ampissima di birre artigianali e distillati di ogni sorta. Insomma, le premesse sono buone…che la serata abbia inizio!

miller

Per cominciare, viene fatta un’introduzione sul gin e la sua storia. Interessante, ho scoperto molte cose che non sapevo, ad esempio che originariamente (si parla del 1400)  era utilizzato a scopo medicinale, in quanto il ginepro, le cui bacche sono appunto l’unico elemento che non può mancare affinché si parli di gin, fungeva da repellente contro la peste. Arriva il primo gin in lista, l’unico servito sotto forma di miscelato: si tratta di un Rutte, un genever olandese con aroma di noci e nocciole tostate. Al cocktail, nato dalle sapienti mani del barman del locale, è stato dato il nome Dutch Courage. Il nome è un omaggio alla memoria che in Olanda  (dove il gin è nato) questo alcolico veniva bevuto dai soldati prima di andare in guerra proprio con lo scopo di farsi coraggio. Si tratta della rivisitazione di un gimlet a base naturalmente di gin, succo di limone e uno sciroppo home made nato dall’unione di chinotto e lime. Viene servito con l’antipasto, un bruschettone con pomodorini confit e burrata, niente male! La prima accoppiata è promossa.

antipasto

Da qui in avanti tutti i gin saranno serviti lisci, con tonica a parte per comporsi il drink a proprio piacimento. Questa scelta nasce dal fatto che il gin tonic è considerato il modo migliore per degustare un gin (escluso berlo in purezza, più difficile però). Inoltre è fresco e non impegnativo. Il protagonista è il Gin Sul: un gin tedesco con una facilmente percepibile nota agrumata. In accompagnamento vengono proposte delle lasagne al salmone, con un velato sottofondo di limone che richiama il profumo del gin. Il piatto, a mio parere, non è niente di eccezionale, e il gin non mi entusiasma particolarmente.

primo

Va decisamente meglio col terzo, si avvicina di più al mio gusto personale. Si tratta di un Martin Miller, inglese, un distillato che gioca molto sulla miscela delle botaniche. Per rafforzare la nota citrica, durante la preparazione le scorze di arancia, limone e lime vengono distillate separatamente. Mi piace, forse proprio perché, da non amante del gin, la sua aromaticità lo rende più facile per il mio palato. Si abbina a un piatto di spiedini di pesce gratinato, ottima l’accoppiata.

secondo

Dulcis in fundo, assaggiamo un altro London Dry Gin: il Geranium. La gradazione è di ben 55° e si sente. Al palato è più pieno e avvolgente, la nota agrumata è quasi inesistente. È molto secco, per berlo devo aggiungere una dose abbondante di tonica. Come dice il nome stesso, la botanica principale assieme al ginepro è la foglia della pianta del geranio, che gli conferisce un sapore che definirei erbaceo. Viene servito con il dolce, una crema al mascarpone tra due biscotti al caffè, gustosa.

dolce

L’esperienza di food pairing si conclude così. Nel complesso è stata davvero piacevole: il cibo è passato con giusta causa un po’ in secondo piano, in quanto il protagonista indiscusso della serata era il gin. Ho trovato saggio partire con un miscelato, più dolce e leggero,  e riservare la gradazione alcolica più elevata per il finale;  questa scelta ha permesso di poter meglio distinguere i sapori sia del cibo sia del gin stesso. Azzeccati anche gli abbinamenti con piatti semplici e principalmente a base di pesce. Ritornerò senza dubbio quanto prima alla Coldana,  per godermi una cena vera e propria al ristorante, la cui cucina merita indubbiamente di essere protagonista della scena e non solo una comparsa.  Serata ben riuscita dunque, ma io confermo la mia preferenza per il caro, vecchio vino al pasto! Anche se da ora in poi, all’occasione, sarò in grado di apprezzare un buon gin tonic.

 

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