ADDITIVI: FAKE NEWS

Negli ultimi anni è evidentemente aumentata la varietà di prodotti reperibili sugli scaffali e fare la spesa è diventata quasi un’esperienza mistica, attorno alla quale aleggiano miti, leggende, (false) credenze e bufale, non solo campane DOP.

Infatti, vi sarete accorti che, se fino a qualche tempo fa avevamo a disposizione o la pasta tradizionale o la sua versione integrale, adesso percorrendo le corsie del supermercato abbiamo la possibilità di scegliere la variante multi cereali, senza glutine, artigianale, biologica, impastata con acqua di sorgente contenente solo frumento 100% italiano e così via.

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A cosa si deve questo ampliamento? Perché intendiamoci, di sicuro, tutto ciò non è frutto della creatività o dei sogni irrealizzati di qualche amministratore delegato dell’industria alimentare.

È semplice: è la domanda a generare l’offerta.

Sono proprio le richieste dei consumatori che vengono ascoltate e raccolte dalla Grande Distribuzione Organizzata (che abbrevieremo con GDO), la quale oltre a realizzarle, si ingegna per anticipare e creare i futuri bisogni dei suoi clienti.

Ci troviamo quindi di fronte ad un consumatore più attento, consapevole ed esigente nei confronti dell’ambiente e di quello che acquista, oppure si tratta di un consumatore terrorizzato perché, forse, non ben informato?

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Attualmente per una persona che non ha una conoscenza approfondita della materia, è difficile crearsi una opinione sul tema alimentazione poiché oltre a non possedere gli strumenti, i molti luoghi comuni e i sentito dire hanno una diffusione virale e trovano più facilmente consenso delle evidenze scientifiche: infatti, per essere comprese, queste ultime necessitano di un approfondimento.

L’EFSA (European Food Safety Authority- http://www.efsa.europa.eu) e il Ministero della Salute (http://www.salute.gov.it) sono gli enti di riferimento che riportano sui loro siti tutte le informazioni riguardanti il cibo, redatte in forma corretta da gruppi di esperti del settore.

In questo senso, il ruolo dei social non è favorevole a placare i focolai di preoccupazione che si generano, anzi talvolta sono proprio i canali mediatici a fomentare l’anarchia della disinformazione, additando questa e quella sostanza chimica in un susseguirsi incessante di capri espiatori.

È in questo clima di diffidenza e sospetto, dove si è pronti a gridare all’untore, che l’industria alimentare fiorisce.

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Arriviamo quindi al nocciolo della quesitone.

Tra i tanti ingredienti che si sono susseguiti nel mirino delle polemiche e delle ansie pre-acquisto, ci sono i famigerati additivi alimentari.
Si trovano scritti in ogni modo sulle etichette, chiamati con il loro nome (Lecitina di Soia) o sotto forma di codice (E 322).

Ma cosa sono veramente? E a cosa servono?

 “Gli additivi alimentari sono sostanze che abitualmente non vengono consumate in quanto tali, ma vengono aggiunte intenzionalmente agli alimenti per uno scopo tecnologico preciso”

Questa la definizione del REG. CE 1333/2008 che sancisce le norme per l’utilizzo degli additivi nei prodotti alimentari.

Gli additivi alimentari sono classificati, ai sensi del Regolamento n. 1333/2008, in base alla funzione tecnologica svolta nell’alimento, nelle seguenti categorie funzionali:

Da E100 a E199: coloranti

Da E200 a 299: conservanti

Da E300 a E399: regolatori di acidità e antiossidanti

Da E400 a E499: addensanti, stabilizzanti ed emulsionanti

Da E500 a E599: regolatori di acidità e anti agglomeranti

Da E600 a E699: esaltatori di sapidità

Da E900 a E999: agenti di rivestimento come le gomme e cere

Da E1000 a E1599: altre sostanze che non rientrano nelle categorie precedenti

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L’impiego di additivi è fortemente regolato dall’EFSA che ne stabilisce le quantità massime che possono essere aggiunte agli alimenti senza rivelarsi nocivi per la salute.

Dirò di più: non vengono definite solo le quantità sicure calcolate per un normale consumo di un certo prodotto, si tratta di numeri che rimangono validi anche nel caso di abuso di quello stesso alimento.

Facciamo un esempio esplicativo. L’EFSA non calcola la quantità di additivi che potrebbe risultare nociva dopo l’ingestione di una porzione regolare di 3 biscotti, ma considera il caso in cui i biscotti consumati siano dieci volte di più.

A questo punto potrebbe sorgere il dubbio circa il reale bisogno di aggiungere additivi agli alimenti.

La definizione sopra, parla di “scopo tecnologico preciso”. Significa che queste sostanze additive hanno una funzione (conservante, emulsionante, colorante, edulcorante, antiossidante, regolatori di acidità ecc) e quindi un motivo valido per essere inserite nei prodotti industriali.

Possono essere sostituite con altre naturali?

Dipende. In primis dalla validità tecnologica della sostanza eventualmente sostitutiva, cioè mi devo chiedere se alla fine del processo otterrò lo stesso risultato e quindi lo stesso prodotto.
Perché diciamocelo, a chi piacerebbe mangiare il Cornetto con i granuli di ghiaccio nella panna?
È quello che succederebbe se si sostituisse agli sciroppi vegetali e ai dolcificanti (additivi), solo ed esclusivamente il più “naturale” zucchero bianco o di canna (che di questi tempi sarebbe un’eresia!).

Un secondo esempio a favore dell’utilità tecnologica degli additivi, riguarda i prodotti di quotidiano consumo come le merendine, i biscotti ripieni, i cracker con farcitura al formaggio nel mezzo e così via.
Come i più avranno notato, gli alimenti che ho appena elencato non si trovano nei banchi frigo del supermercato, bensì sugli scaffali, conservati a temperatura ambiente.

Prendiamo il caso più semplice dei cracker al formaggio. Normalmente nelle nostre abitazioni riponiamo i prodotti lattiero caseari in frigorifero a temperature refrigerate.

Come mai i supermercati non lo fanno?

La risposta forse vi sorprenderà, ma è semplice: in mezzo ai vostri cracker non c’è formaggio.

Le farciture vengono realizzate con preparati in polvere, reidratati, emulsionati con aromi di formaggio, stabilizzanti ecc.
Questo sistema conferisce al prodotto finale una maggiore e migliore conservabilità.

Scegliendo un certo tipo di prodotto proveniente dalla GDO, si deve essere consapevoli, non spaventati, del fatto che tutto quello che sta dentro un alimento ha un suo perché e una sua logica, che non è la volontà di attentare alla salute del consumatore.

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